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L’ORIGINE E IL NOME L’Ordine dei frati minori Cappuccini appartiene alla variegata famiglia dei frati Minori nata dal carisma di Francesco d’Assisi. Esso si sviluppa come riforma all’interno del movimento della famiglia francescana. La nascita ufficiale si data al 3 luglio 1528 con la bolla papale “Religionis zelus” emanata da Clemente VII. L’Ordine dei cappuccini, che all’inizio si erano chiamati “frati minori della vita eremitica”, deve il suo nome al cappuccio caratteristico del loro abito (in origine più piccolo rispetto a quello degli altri francescani, gli Osservanti e i Conventuali), che li contraddistingue ancora oggi dagli altri frati minori. L’ESPANSIONE La riforma cappuccina conobbe immediatamente un rapido sviluppo numerico: cinquant’anni dopo la sua nascita, l’Ordine contava più di 3.700 frati. Nel 1761 il numero dei Cappuccini raggiunse la vetta di oltre 34.000 frati sparsi fra l’Europa, l’Africa, l’Asia e le Americhe. LA SPIRITUALITÀ FRANCESCANO-CAPPUCCINA E L’AZIONE TRA LA GENTE Le cause della straordinaria crescita dell’Ordine sono da ricercare soprattutto nel consenso riscosso dai Cappuccini tra la gente. Sull’esempio di san Francesco, infatti, essi non solo vivevano in povertà ma affiancavano alla preghiera e alla predicazione anche una costante attività di aiuto ai bisognosi. Si prodigavano prevalentemente nella cura dei malati, degli appestati e nell’assistenza ai poveri e ai carcerati. Inoltre sin dal secolo XVI si impegnarono per annunciare la fede cattolica. I CAPPUCCINI OGGI Il principale impegno dei Cappuccini consiste nella testimonianza del Vangelo con la vita, la predicazione e le opere di carità. Il segno della continuità del carisma, in Lombardia, è evidente nell’attenzione ai poveri e ai bisognosi espressa nell’attività di Opera san Francesco per i Poveri, fondata da fra Cecilio nel 1959. L’attività missionaria li vede presenti in tutto il mondo. IL RITMO DEL CONVENTO “La Regola e vita dei Frati Minori è questa, cioè osservare il santo Vangelo del Signore Gesù Cristo, vivendo in obbedienza, senza nulla di proprio e in castità”. […]” (Regola Bollata, cap. I) Così inizia la Regola Bollata, approvata nel 1223 da papa Onorio III. Il desiderio di frate Francesco era semplicemente quello di vivere secondo il Vangelo così come già indicato nella prima forma vitae (protoregola) presentata a papa Innocenzo III già nel 1209. Sebbene il testo sia andato perduto, si sa che a partire da passi evangelici, la protoregola si basava su alcuni punti principali: vivere secondo il vangelo, in povertà assoluta, fare penitenza, lavorare e vivere di elemosina. Come per le altre famiglie francescane, anche per i Cappuccini la vita nei conventi era scandita dalla preghiera comunitaria, mentre il tempo libero dalla preghiera veniva impiegato nel lavoro per la fraternità, per la questua (per il sostentamento del convento e per l’aiuto ai poveri) e per l’assistenza a poveri e malati. In ogni convento vi erano zone dedicate al lavoro con orti e opifici (falegnameria, calzoleria, lanificio…). Le attività manuali più diffuse erano l’intaglio del legno, l’intreccio di erbe coriacee per realizzare ceste per la questua, la decorazione di reliquiari o la realizzazione di piccoli oggetti in midollo di fico. In tale contesto, la povertà nel vivere quotidiano era mantenuta nell’uso di oggetti semplici, di solito realizzati in legno o materiali non preziosi. Numerosi oggetti di vita cappuccina rimasti invariati dalle origini almeno per circa tre secoli, rappresentano ancora oggi una visibile testimonianza degli usi all’interno dei conventi, riconducibili alla preghiera, alla formazione, al lavoro o alla ricreazione.