Ortensio Crespi

Ortensio Crespi (Romagnano Sesia, Novara, 1577 - Milano, 1620)

San Francesco d'Assisi in estasi

Inizio secolo XVII
olio su tela, cm. 112x80

La tela, giunta al Museo dei Beni Culturali Cappuccini dal convento di Sondrio, dove era pervenuta nel 1974, dalla sede di Cremona (Milano, Archivio del Museo dei Beni Culturali Cappuccini, scheda 091), annovera una tradizionale attribuzione a Giovan Battista Crespi, da rettificare in favore di una personalità appartenente alla sua più stretta bottega. Più in particolare essa rivela tangenze significative con il catalogo di Ortensio Crespi, il fratello minore di Cerano, dalla breve e discontinua vicenda professionale, che lo vide esordire come collaboratore e stretto seguace di quest'ultimo e poi, man mano, conquistare uno stile più indipendente e originale, in genere contraddistinto da preziosità e politezza materica e da una spiccata sensibilità naturalistica, di matrice nordica (sull'artista, oltre a M. Rosci, Crespi, Ortensio, in Dizionario Biografico degli Italiani, 30, Roma, 1984, p. 727, si veda F. Cavalieri, Tra collaboratori, allievi, seguaci, in Il Cerano (1573-1632). Protagonista del Seicento lombardo, catalogo della mostra a cura di M. Rosci, Milano, 2005, pp. 36-38). Segna questo seppur parziale affrancamento dal fratello, il San Francesco d'Assisi riceve le stigmate (1608), probabilmente destinato alla chiesa cappuccina di San Lorenzo a Novara (F.M. Ferro, M. Dell'Omo, in La pittura del Sei e Settecento nel Novarese, Novara, 1996, p. 116; attualmente, Novara, collezione privata), opera emblematica di quel repertorio di immagini sul tema del santo d'Assisi, stigmatizzato o in atteggiamento estatico, che Ortensio mette a punto nel primo decennio del Seicento, derivando forme e tipologie da Cerano giovane. Le pennellate rifinite, la materia cromatica abbastanza uniforme e dai toni carichi, la precisione un po' manierata e insistente nella resa delle mani, degli elementi paesaggistici e degli attributi iconografici del teschio e del libro, nonché la fisionomia un po' rude del santo sono le stesse componenti del dipinto di collezione privata novarese, dove si ritrova anche quell'atmosfera carica di patetismo controriformato e realismo devozionale che contraddistingue la nostra tela e che è tipica delle prove di Ortensio e di altri ceraneschi, come Melchiorre Gherardini e Gerolamo Chignoli.
Portano nella direzione dell'autografia del Crespi minore anche le analogie con il San Francesco in estasi della Pinacoteca di Brera, il San Francesco riceve le stigmate della chiesa di Santo Stefano a Osnago (S. Coppa, Due nuove schede per la scuola del Cerano: Ortensio Crespi e Gerolamo Chignoli, in "Arte Lombarda", 138, 2003/2, pp. 45-49) e soprattutto la Testa di san Francesco del Museo di Castelvecchio a Verona, quest'ultima, derivazione di una tipologia fisionomica che Cerano sperimenta in opere quali il Voto dei santi francescani della Staatliche Museen Gemäldegalerie di Berlino (1600. M. Rosci, Il Cerano, Milano, 2000, p. 229, che condivide la proposta attributiva avanzata da S. Marinelli, Proposte e restauri. I musei d'arte negli anni Ottanta, Verona, 1987, pp. 224-225). A questa minuta e toccante immagine di "pietà privata" sono stati agganciati, con una condivisa attribuzione a Ortensio, un disegno conservato nella Galleria Nazionale di Parma (Marinelli, Proposte e restauri…, 1987, pp. 224-225) e uno di ubicazione ignota, databile all'inizio del XVII secolo, sulla base delle strette consonanze con il ductus ceranesco di quel periodo (G. Bora, Oltre al disegno, in Il Cerano.., 2005, p. 222-227). Anche per il dipinto in esame potrebbe valere una cronologia compresa entro i primi anni del Seicento, quindi anteriore alle prove citate di Brera e di Osnago, che in effetti sembrano rivelare, nella fattura più sciolta e sperimentata e nella cromia tendenzialmente più fluida, fredda e perlacea, momenti più avanzati del percorso dell'artista.