Via Crucis

Giandomenico Tiepolo (Venezia, 1727 - ivi, 1804)

Via Crucis

1748-1749

acquaforte, h. mm da 210 a 233, l. mm da 163 a 185 (lastra); h. mm da 179 a 188, l. mm da 155 a 178 (inciso).
Esemplare su carta vergata priva di filigrana, con ampi margini, di probabile tiratura tardosettecentesca.

La Via Crucis, composta di sedici rami ovvero quattordici stazioni precedute dal frontespizio e dalla dedica, è tra le prime opere incise da Giandomenico e traduce in controparte all'acquaforte la serie omonima di dipinti eseguiti nel 1747 per l'oratorio del Crocifisso della chiesa di San Polo in Venezia su committenza del parroco Bartolomeo Carminati.

I rami furono incisi a partire dal 1748, data apposta sul foglio della Stazione IX, e pubblicati nel 1749 come recita la scritta del frontespizio, unico foglio in cui compare il nome dell'autore. All'epoca in cui Giandomenico attendeva a questa sua opera da breve tempo l'autorità ecclesiastica aveva stabilito il numero definitivo delle Stazioni e l'episodio in ciascuna ricordato, e solo nel 1742 Benedetto XIV aveva imposto questa nuova devozione esortando i parroci "ad arricchire le loro chiese di un così grande tesoro. Nel propagare la devozione della Via Crucis si distinsero particolarmente i Frati Minori e il suo culto è collegato soprattutto al nome di un frate francescano, Leonardo da Porto Maurizio (1676-1751). I fogli esposti in mostra (ad eccezione del frontespizio) provengono per l'appunto da un convento francescano di Lovere (Brescia).

 

La Via Crucis di S. Polo è la prima in assoluto eseguita a Venezia, quindi Giandomenico si trovò di fronte a un'impresa del tutto inedita per la quale solo in parte poteva attingere ad una consolidata tradizione iconografica. In queste sue composizioni, realizzate all'età di poco più di vent'anni, l'artista appare già nonostante qualche incertezza singolarissimo. Svolge il suo compito in chiave di vivace réportage, come se egli stesso si fosse unito alla folla che accompagna il condannato, conferisce alle scene un ritmo narrativo serrato e asseconda il capriccio inventivo descrivendo entro audaci inquadrature una folla pittoresca di spettatori acconciati modernamente o in travestimenti esotici, figure che predominano sulle altre sebbene di fatto estranee al racconto. In ogni scena perno della composizione è comunque sempre la figura spoglia e sofferente del Cristo, che contrasta con l'opulenza degli abiti degli astanti e l'opera corrisponde con efficacia al proposito di esprimere un sentimento religioso "moderno, patetico e intimo".

 

Con questa serie giovanile della Via Crucis si pongono in stretta relazione diversi disegni preparatori. Sono stati riconosciuti come opera di Giandomenico tre disegni a penna e acquerello relativi alla I, II e V Stazione, attualmente conservati rispettivamente in una collezione privata, alla National Gallery of Art di Washington e alla Bibliothèque Municipal di Rouen; altri studi di particolari di figure si trovano all'Ermitage di Leningrado, al Martin von Wagner Museum di Würzburg, in collezione privata. Numerosi studi dettagliati per mani, piedi, braccia, vestiti a gessetto nero, rosso, bianco su carta azzurra o grigia relativi alla IV, V, VII e VIII Stazione sono conservati nel "Quaderno Gatteria" del Museo Correr di Venezia .

Fu probabilmente l'opportunità di assicurarsi la protezione di qualche membro influente dell'aristocrazia che indusse Giandomenico a riprodurre all'acquaforte la serie dei dipinti in una raccolta che egli dedicò al patrizio Alvise Cornaro, modestamente definendone il contenuto «primos immaturosque meae picturae ac caelaminis fructus».

Nella serie incisa lo stile grafico del giovane artista appare già ben formato e, pur ricordando lo smalto luminoso delle acqueforti paterne, realizza l'immagine con una pienezza e una densità di segno ben diverse e spesso suggestive. Le eccentriche comparse hanno una funzione pittorica tutta speciale, sono chiare su sfondo scuro o scure su sfondo chiaro e fra il bianco e il nero si scala una grande varietà di passaggi che determina una generale intonazione grigio-argentea. Vi sono personaggi in controluce modellati con l'ombra ottenuta incrociando i segni a "maglia" più o meno fitta, mentre nelle zone chiare i contorni sono delimitati con una linea sottile e un po' tremula, talvolta un tratteggio ad andamento orizzontale dilata innaturalmente le figure.

La serie delle acqueforti fu inclusa tra le Rappresentazioni Sacre del primo Catalogo di Giandomenico del 1775, ove compare con l'indicazione Libro della Via Crucis - Rami 15, e venne pubblicata verso gli anni ottanta del Settecento dallo stampatore veneziano Teodoro Viero. Di essa Rizzi elenca cinque stati indicando le varie aggiunte apportate nel frontespizio con i nomi dei diversi editori e del luogo di edizione. Succi porta gli stati complessivamente a sei, di cui gli ultimi due recano rispettivamente gli indirizzi degli editori milanesi Giovanni Scalco e Vallardi (De Vesme ricorda che nel 1847 le lastre erano di proprietà dei fratelli Vallardi, editori e mercanti di stampe a Milano e a Venezia).